Ci provo. Faccio un tentativo di mettere nero su bianco tutto ciò che ho provato. Ma come si fa? Come si fa a riassumere a parole un'emozione così? Non ci sono neanche, le parole adatte. Bisognerebbe inventarle. L'amaro brucia ancora in gola per non aver bissato. Perché io sì, l’avrei fatto. Avrei rischiato il tutto e per tutto, solo per vederli di nuovo. Se qualcuno non me lo avesse impedito, l’avrei fatto eccome. E adesso invece sono qui, e non ho nemmeno il coraggio di premere play sul lettore. So bene che ascoltare qualcosa di diverso da Loro sarebbe una perdita di tempo, ma so anche che non ce la farei ad ascoltare Loro. Ci ho provato, giuro. Ma che diavolo hanno di così speciale per farmi sentire così? Questo è amore incondizionato, è come essere allo specchio. Loro sono me. Sono le mie mani, le mie gambe, la mia bocca, i miei occhi. Sono tutt’uno con me, e non so come sia potuto succedere, ma mai, mai prima d’ora la musica mi aveva fatto sentire così. Prima di loro, nessuno mai.
Non mi è rimasto molto, dopo il concerto. Mi ha letteralmente svuotato. Mi ricordo ben poco, e i ricordi non sono neanche troppo nitidi. Sfocati, come visti attraverso un vetro appannato. Mi ricordo che quando si sono spente le luci mi sembrava di morire. Ho pensato che no, non poteva essere vero che dopo pochi istanti li avrei avuti davanti ai miei occhi, in carne ed ossa. E poi quel microfono, il Suo microfono, esattamente di fronte a me. Quando è uscito dal buio ho pensato di stare sognando. Tutto vestito di rosso, sembrava quasi finto. Ha iniziato a cantare sorridendo, e da quel momento, per quanto mi sforzassi di osservare tutto il palco, ho avuto occhi solo per lui.
Map of the Problematique. Non ci credo che iniziano con lei. La mia preferita del nuovo album. Perfetta. E poi Butterflies&Hurricanes. Dio, non avrei mai immaginato che fosse così bella, magica. Il megaschermo regala le mani di Matt, che scorrono su quei tasti veloci ed esperte, come se volassero, e la musica fosse solo il rumore prodotto dall’aria. New Born, magica con il suo intro-carillon, che esplode con la sua chitarra graffiante, non prima che Matt abbia aspettato qualche secondo, per far salire l’adrenalina. City of Delusion praticamente neanche sentita per colpa del parterre e della security, entrambi impazziti. Però è stata magica, per quel poco che ho potuto sentire. Non ricordo con precisione l’ordine delle canzoni, ma posso dire di ricordare perfettamente l’intro di Bliss alla chitarra e poi il delirio, Supermassive Black Hole e il falsetto impeccabile di Matt, Starlight presentata da Matt con un italiano quasi perfetto, e le sue note così dolci. Plug in Baby che ha fatto impazzire tutti, ma che mi ha fatto un effetto totalmente diverso rispetto a tre anni fa, come se mi fosse scivolata addosso senza che me ne accorgessi, l’assolo di Hysteria che ha fatto impazzire me. La melodia malinconica della strumentale Forced In (che ben pochi conoscevano, immagino), che non avevo mai sentito dal vivo. Time is Running Out che mi ha catapultata indietro di tre anni, al concerto del 2003, quando l’ho cantata tutta, dall’inizio alla fine, a squarciagola. Take a Bow, terribilmente bella, onirica, quasi inquietante. Stockholm Syndrome, potente e malinconica allo stesso tempo, e quel “this is the last time I’ll abandon you” con il quale ho chiuso gli occhi come se mi stessi trasportando altrove. Feeling Good. Quando ho sentito le prime note al piano non riuscivo a crederci che la stessero suonando davvero. Matt al megafono e istintivamente sorrido. Tutta al pianoforte. Tutta. E quando finisce Matt non si muove. Sentire degli arpeggi familiari, proprio quelli che fa di solito prima di lei. E capire. Sì, è Lei. Sunburn. Occhi lucidi che trattengono a fatica lacrime che alla fine scendono e non vogliono fermarsi. Dio mio quanto è terribilmente bella. E quella frase, così mia, “now I’ll hide from the world behind a broken frame, and I’ll burn forever”. Continuare a piangere durante tutta Invincibile, così dolce, con le parole cambiate e sostituite da altre in italiano. E poi, il gran finale. Prima Hoodoo, che toglie il fiato, che fa venire i brividi, con quel pianoforte così struggente. E poi, finalmente, Knights of Cydonia, che nell’album non mi esalta mai così tanto e che invece dal vivo mi ha fatto uscire di senno. Sei minuti. Sei interminabili minuti di puro delirio. L’outro strumentale infinito, saltare, quasi volare, non capire più niente. E poi finisce tutto. Loro salutano e spariscono nel buio.
Ricordo il buon compleanno cantato a Chris, e lui timido che sorride facendo finta di niente, mentre Matt e Dom ci guardano ridendo e cantano anche loro. Mi ricordo i palloni bianchi durante Bliss che non volevano proprio esplodere. Quello rimasto sul palco, che faceva sembrare, dal mio punto di vista, che Matt ci stesse suonando il piano dentro. Mi ricordo il fumo sparato dal palco alla fine di tutto, dietro il quale sono scomparsi. Mi ricordo quando all’inizio è sceso il telone ed apparsa la scenografia stupenda, e io sono letteralmente uscita di testa. Perché eravate lì, eravate Voi.
Grandi assenti le Mie canzoni in assoluto. Ma forse è meglio così, non so se avrei retto. E sì, lo ammetto, invidio tutti quelli che le hanno sentite il giorno prima e che forse le sentiranno oggi, è proprio per quello che sarei venuta fino là. Solo per sentirle. Per sentire una parte di me, una parte molto grande.
Per Voi io farei una serie infinita di cose. Se solo potessi incontrarvi, avrei talmente tante cose da dirvi che forse non troverei nemmeno le parole. Forse però la parola è una sola: grazie. Di tutto. Davvero di tutto. Grazie per ogni nota e ogni parola. Per ogni respiro. Per ogni lacrima versata. Mi avete fatto vivere un sogno, e proprio come i sogni migliori, piano piano diventa sempre più confuso, sfocato. È finita la musica e mi sono svegliata, come se dal buio del vostro palcoscenico, quei riflettori accesi di colpo, che hanno illuminato tutto il palazzetto in un attimo, mi avessero svegliato proprio come qualcuno accende la luce della stanza in cui si è immersi in un sonno profondo. È come se avessi vissuto in un’altra dimensione, e prima di tornare sulla Terra fossi passata attraverso l’oblio. Ho solo pochi ricordi, che piano piano spariranno.
Il ricordo di Matt, soprattutto. Immenso. Non credo che ci sia una parola migliore per descriverlo. Fuori dal comune. Magico. Come nessun altro. E so che è ridicolo da dire, ma credo che per qualche istante i suoi occhi abbiano incrociato i miei. Mi ha guardato, sì, sorridendo. Per un attimo soltanto. Dio mio, è così dannatamente fantastico. Così vicino a me che potevo quasi toccarlo. Ma come il migliore dei sogni, è irraggiungibile. Sono sempre un passo indietro.
E direi che sì, questo è stato davvero il concerto più bello che io abbia mai visto. Perché l’ho aspettato tanto. Perché ero in prima fila nonostante la calca distruttiva del parterre. Perché per un’ora e mezza non ho fatto parte di questo mondo. Anche il dolore fisico è scomparso.
Gran parte di me è ancora lì, in mezzo alla folla. Forse ho lasciato là tutta me stessa. Mi avete rubato l’anima, e non so come fare per riaverla indietro. E so che i ricordi sbiadiranno ancora e ancora, ma di una cosa sono certa: quando eravate lì, l’ho vissuto tutto, quel fantastico sogno. Dalla prima all’ultima nota. Mi sono svegliata ormai, sì. Ma in quei momenti sono davvero diventata tutt’uno con Voi, tutt’uno con la musica, come aria profumata che porta con sé melodie eteree.

Partorito dalla mente deviata di Hachi alle 22:59
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